Il Teatro delle meraviglie

A Cortona (Arezzo) c’è un luogo carico di storie, memoria, arte e cultura. Abbraccia la città etrusca nel cuore della Toscana e staglia nel mondo il suo splendore.

Il sipario si muove lento, annunciando stupore. Cosa c’è oltre quel drappo rosso? La vita e il teatro diventa palcoscenico sul quale sfilano vizi, virtù, miserie, coraggio, testimonianza, normalità, imprese, drammi, conquiste. A Cortona (Arezzo), città etrusca che domina la Valdichiana in un angolo incantato di Toscana, il grande libro dell’umanità va in scena da 162 anni. Più di un secolo di storia ma è come se fosse ieri e tutto dovesse ancora accadere.

La sintesi di un primato che rappresenta per la comunità cortonese (e non solo) un’offerta culturale di altissimo livello, un momento di aggregazione sociale prezioso e una straordinaria promozione della città in Italia e nel mondo, sta negli occhi di Mario Aimi, da 25 anni alla guida del Teatro Signorelli e dell’Accademia degli Arditi (ente morale senza fini di lucro).

Sono occhi luminosi, carichi di entusiasmo

attraverso i quali Aimi racconta il lungo sodalizio condiviso con gli amici del Consiglio e nel caro ricordo di altri amici volati in Cielo. Uno su tutti: Luigi Bruni, è stato l’anima del teatro, da lui ho imparato molto, mi ha trasmesso una passione”, spiega Aimi, medico molto apprezzato e conosciuto oltre le mura dell’antica Corito, anche per il suo impegno nel mondo del volontariato.

La sua storia con il Teatro Signorelli nasce venticinque anni fa ed è stata una “cura” per lenire il dolore – incancellabile – di una perdita: l’adorata moglie. “Sono grato ai consiglieri di oggi e a quelli di allora perchè mi proposero di entrare a far parte del Consiglio proprio in quel momento della mia vita e lo fecero per un atto di amicizia”.
Un’esperienza “bellissima; il teatro mi ha dato l’opportunità di conoscere tante persone che probabilmente non avrei conosciuto. Cito per tutti Luigi Bruni, un grande amico per me di cui ho avuto stima e ammirazione; tra noi c’era sintonia nel modo di affrontare le cose, ovvero considerare il nostro ruolo a servizio della comunità, non un’attività svolta per orgoglio, superbia o strane manìe di potere”.

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Un anno come consigliere, poi nel 1994 Mario Aimi assume l’incarico di presidente di cui ancora oggi va molto fiero perchè siamo una squadra motivata, competente, lavoriamo gratis e non abbiamo debiti”. Parola, ques’ultima che rimarca dal momento che tutto si regge su un’amministrazione oculata che riguarda cinema, teatro e affitto del teatro per cerimonie, convegni e iniziative didattiche.
Aimi è il presidente più longevo del Teatro Signorelli che ama così tanto, da essere pronto “a fare i brogli per continuare a fare il presidente”, scherza. Non per una questione personalistica, piuttosto per una formula che negli anni si è rivelata vincente ed ha portato il Signorelli e la sua stagione teatrale a primeggiare su quella del Teatro Petrarca di Arezzo (non a caso molti aretini scelgono un palco o una poltroncina al Signorelli). La formula è semplice come la concretezza del fare: “Bisogna fidarsi l’uno dell’altro in ogni aspetto organizzativo e amministrativo; serve la conoscenza e l’esperienza. Un esempio: dopo la scomparsa di Bruni si occupano di prevendita e vendita dei biglietti due giovani, Andrea “un tecnico bravissimo, fonico, esperto di luci ed è di aiuto anche in amministrazione” e Isabella “figlia di Lilly che ha in gestione bar e ristorante e fa parte del Consiglio del Teatro. Due giovani appassionati sui quali confidiamo per il futuro”.

La storia di questo luogo ha radici profonde. 1854: viene costituita l’Accademia degli Arditi

che propone la costruzione dell’edificio su progetto di Carlo Gatteschi. Proposta sottoscritta da persone dell’alta società del tempo (nobili e borghesi), disponibili a impiegare le risorse necessarie.
Nasce un comitato per la realizzazione dell’opera, completata in soli quattro anni. Nel 1858 Cortona ha il suo Teatro Signorelli.Ancora oggi molti architetti ed esperti che partecipano agli spettacoli sono ammirati dalle tecniche di realizzazione di una struttura come la nostra. Nella cosiddetta ‘graticciata’, la parte dove si muovono le scene, vi sono travi in legno lunghi venti metri e larghi uno. C’è da chiedersi come hanno fatto nel 1800 a trasportarli dalle foreste del Casentino fino a Cortona. E’ un patrimonio prezioso e appartiene a tutti; per questo va conservato a tramandato, nonostante la realtà quotidiana sia fatta di tasse da pagare e interventi di manutenzione o ristrutturazione”.
Nella fase post-Covid il Consiglio del Teatro punta molto sulla ripresa del cinema all’aperto nel bellissimo scenario dell’anfiteatro dei giardini pubblici ma “servono interventi sui gradoni e messa in sicurezza, prima di rendere fruibile al pubblico la programmazione dei film”, commenta Aimi che confida e al tempo stesso auspica, una rapida azione da parte dell’amministrazione comunale “per salvare almeno i mesi di luglio e agosto offrendo a cortonesi e turisti la possibilità di spettacoli all’aperto. Da settembre riprenderemo le proiezioni al Teatro, sempre nel rispetto delle disposizioni di sicurezza”. Per la stagione teatrale, invece, bisognerà attendere le condizioni legate alle prescrizioni anti-Covid.

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In tutti questi anni da Cortona sono passati i big del teatro, del mondo dello spettacolo e della musica. Grandi nomi che hanno portato il nome della città etrusca nel mondo. Aimi ne cita alcuni con emozione: “Giorgio Albertazzi, Sebastiano Lo Monaco, Raf Vallone, Alida Valli e gli attori famosi di oggi; da Vincenzo Salemme ad Ambra Angiolini che quest’anno prima della pandemia, ha tenuto al Signorelli uno spettacolo molto bello sul tema del bullismo. A Cortona abbiamo avuto grandissime soprano e testimonial del calibro di Robert Redford e Antony Hopkins, Sofia Loren in occasione del Mix Festival con il figlio direttore d’orchestra; abbiamo avuto premi Nobel e il Teatro Signorelli è stato sede dell’incontro sull’Europa tra il presidente Francese Fracois Mitterand e i politici italiani, oltre a convegni con l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro”.
In venticinque anni, Aimi ha una collezione molto ricca di ricordi e aneddoti. Tra questi la sera che a Cortona nevicò durante la proiezione del film Il Ciclone di Pieraccioni e tutte le strade erano impraticabili. “Ero di turno all’ospedale di Cortona e quella notte mi arrivarono molti spettatori dal Signorelli, feriti o contusi per cadute a causa del ghiaccio…”. O ancora, il ‘brivido’ provato per lo spettacolo di Giorgio Albertazzi e Valeria Marini: “Era il 2 gennaio e la sera prima la Marini aveva dato forfait a Bologna creando un certo disagio. Alle 17 Albertazzi era già in teatro, seduto al bar e silenzioso. Noi eravamo preoccupati che lo spettacolo potesse saltare, invece alle 19 si spalancò la porta ed entrò una donna altissima preceduta da Franco, il nostro custode, un personaggio unico, con un carattere orgoglioso. Aveva la valigia in mano ma in vita sua si era sempre rifiutato di portarla per conto terzi. Accolsi e salutai la Marini e a Franco dissi: hai la valigia…. Lui mi rispose sottovoce: che vergogna, non l’ho mai portata a nessuno…”.
Storie e persone, anni pieni di umanità, aperti al nuovo, a tutto ciò che significava arricchimento culturale, confronto, dialogo. L’impegno è rimasto inalterato negli Arditi, custodi di un “patrimonio di tutti e per questo bisogna tenerne di conto. Finchè posso, io ci provo” assicura Aimi col sorriso di chi sa che ciò che dice per scherzo in fatto di ‘brogli per continuare a fare il presidente’, è già realtà condivisa.
Non si “può mollare perchè c’è il rischio che la porta resti chiusa e invece il Teatro è e deve restare aperto. Eppoi Luigi Bruni da lassù se vedesse che le cose non vanno bene, non sarebbe contento. Noi siamo tutti impegnati a portare avanti una realtà importantissima per Cortona, anche nel suo nome”. E pure in memoria del padre, Gaetano Aimi, che per molti anni è stato cassiere al Signorelli.
Il posto preferito a Teatro è il palco di barcaccia da dove Mario Aimi si affaccia sul palcoscenico, quasi a “duettare” con gli attori. Da lì può osservare anche il pubblico e “capire se è contento. Da quel palco io mi godo la gioia della gente, dopo la trepidazione che precede ogni sipario che si alza. E’ una sensazione stupenda”. Vive il Teatro come un “momento di aggregazione sociale straordinario. Conosci tantissime persone, ti confronti, allarghi il tuo orizzonte. Ci sono abbonati di Arezzo che frequentano il Signorelli da molto tempo e magari se una sera non li vediamo arrivare ci chiediamo subito come mai. Quando vengono a teatro, si sentono come a casa, si fermano a chiacchierare al bar con la Lilly che ha una capacità di legare con le persone incredibile, al punto che Vittorio Sgarbi quando prese parte al Tuscan Sun Festival scrisse su un biglietto: andare a prendere la schiacciata dalla Lilly…”, spiega Aimi che chiosa: “Grazie a Dio finora siamo riusciti a portare avanti questo impegno che è un lavoro perchè ti prende molto tempo. Quando lavoravo in ospedale scherzando dicevo che di lavoro facevo il presidente del Signorelli e per hobby il medico… ma sono grato a tutti perchè ho vissuto e continuo a vivere un’esperienza intensa, bellissima”.
L’essenza del Teatro Signorelli sta nel simbolo: un cavallino nero che salta l’ostacolo e la frase “Niente l’arresta”. Un po’ come i cavalieri dell’Accademia degli Arditi che da 162 anni cavalcano nella bellezza.
Lucia

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