Occhi di lava e un Sangiovese “vulcanico”

Tutta colpa di Benedetta e dei suoi occhi di lava.

Nel verde declinato in mille sfumature dalla luce, zampillano il giallo ocra e l’arancio di un elemento potentissimo che sprigiona dalle viscere della terra, si innalza in cielo per chilometri, ricade sui fianchi della “Muntagna” e restituisce vita alla vita. Sguardo magnetico, occhi di lava. Gli occhi di Benedetta e la lava dell’Etna hanno molto in comune: una storia, una passione, l’irresistibile attrazione per la forza della natura, l’energia di anni giovani, la vigna, il mare, il lavoro, il futuro.

E’ una storia che comincia dalla Toscana, cresce in Sicilia e si prepara ad attraversare il mondo

– specie quello asiatico – raccontando ciò che accade tra Passopisciaro e Milo, dove gli alberelli di Nerello Mascalese, le viti di Carricante e Catarratto, respirano i profumi del mare e si nutrono della “linfa” vulcanica. Vigne nate nel 1910, custodi di memoria, vicende, persone che le hanno curate e tramandate di generazione in generazione.


Tenuta Benedetta è il nome dell’azienda della famiglia di Daniele Noli e le tre vigne portano il nome delle donne di casa: la figlia Benedetta, la moglie Laura e la madre Mariagrazia. Tre vini sintesi ed espressione della loro personalità.

L’armonia tra terra, vigna, uva, uomo e vino, è il filo che lega questa storia

ma non è il solo tratto distintivo. Ce n’è un altro, incredibile, inaspettato, insolito che la rende ancora più intrigante, fino al colpo di scena: un vitigno toscano piantato sull’Etna. Sangiovese dell’Etna. Venduto insieme alla vigna e registrato nei libri delle autorità vinicole dell’Isola come Nerello Mascalese Etna Doc, sarà la sorpresa che trasforma la “furbata” di un venditore senza scrupoli nel punto di forza di Daniele. “Unico di Benedetta” è il Sangiovese in purezza che non rinuncia alla sua personalità ma la armonizza con le peculiarità del terroir. Il risultato è sorprendente: rosso profondissimo, tannini importanti ma levigati, un vino rotondo, vellulato, morbido che in bocca sprigiona un mix di sentori perfettamente in linea col bouquet che cattura il naso: è un vino che porta dentro il vulcano, in un viaggio sensoriale molto intenso tra spezie, frutti rossi maturi, cioccolato. Quattordici gradi e mezzo e non sentirli.


Rosso di Laura” è l’Etna Rosso Doc, Nerello Mascalese 80 per cento e il resto Nerello Cappuccio. Un vino molto elegante, pulito, con grandi profumi al naso e in bocca una consistenza piena, una piacevolissima persistenza nel finale che invita al bis. “Bianco di Mariagrazia” è una danza leggera nel sole: il Carricante (80 per cento, venti di Catarratto) regala alla vista un giallo dorato brillante, bouquet floreale e vegetale con l’impronta del salmastro, assegnano al vino un carattere particolare, con note agrumate e una freschezza godibilissima.

Dalla casa sul mare alla vigna sull’Etna

Benedetta scopre la Sicilia insieme ai genitori in vacanze piene di bellezza a San Vito Lo Capo, con gli occhi che si perdono nei mille blu del mare. “E’ il mio mare”, ripete, e un giorno propone ai genitori l’acquisto di una casa in quel luogo d’incanto, capace di rubare il cuore anche a una ragazzina. La ricerca non dà esito ma è nel viaggio di ritorno che la deviazione sull’Etna di Daniele dovuta all’incontro con un enologo per motivi di lavoro, cambia il corso delle cose, scombina i piani.

Daniele chiede all’enologo che lo attende per allestire una nuova cantina (è responsabile per l’Italia di una nota azienda francese di botti, barriques e tonneaux) se da quelle parti ci sono case in vendita. “Sì, certo”, risponde l’enologo. Daniele, la moglie Laura e Benedetta ripartono per la Toscana col pensiero a quell’ipotesi ma bastano dieci chilometri sulle pendici del vulcano per far balenare nella mente di Daniele un’idea accarezzata da tempo, “da quando mi sono laureato in Viticoltura ed Enologia”, poi messa da parte per anni. “Laura, che dici se anziché una casa, compriamo una vigna sull’Etna?”. Un sorriso complice e la cosa è fatta. E’ l’estate del 2013 e pochi mesi dopo arriva il contratto dal notaio: le vigne sono tre, due ettari di un angolo di Paradiso. Il proposito c’è, la passione pure. Si comincia.

Il progetto

Tutta colpa di Benedetta: se non avesse insistito per cercare casa e Daniele non avesse rispolverato il vecchio sogno della vigna sull’Etna, la storia non sarebbe come è adesso: un’azienda e un progetto fortemenete ancorati alle radici del luogo e permeati dell’identità della famiglia Noli che li conduce con l’amore, il rigore e la pazienza con cui si segue un figlio che cresce. Un passo dopo l’altro, senza strafare. Poche bottiglie – circa diecimila all’anno – ma di grandissimo livello: la degustazione che ho avuto il piacere di condividere è un viaggio sull’Etna, è come stare lì e respirare tra le vigne e il mare.

Qualità è la chiave che dà un senso a tutto

è la voglia di valorizzare al massimo la fecondità del terroir, il microclima unico con le correnti calde che al mattino salgono verso l’alto e quelle fredde che la sera scivolano giù, lungo i fianchi del vulcano. Il senso è: racchiuderne l’essenza in una bottiglia con gli occhi di Benedetta.Niente è per caso e quegli occhi sono l’idea di Daniele per un packaging accattivante, pensato per raccontare la storia dell’impresa e della famiglia. Appassionato d’arte, realizza il progetto grafico insieme al nipote Roberto e custodisce le bottiglie di vino in originalissime confezioni, personalizzate al massimo: primo piano sullo sguardo di Benedetta declinato in diverse tonalità di colore. Effetto cromatico molto efficace. Anche nel packaging c’è il tratto dell’identità familiare. Da questo punto di vista Daniele, Laura e Benedetta sono un “unicum”.


Nel vino come nel packaging c’è tutto di noi; volevamo qualcosa che ci raccontasse descrivendo l’anima che mettiamo in questo progetto. Sono molto lusingata degli apprezzamenti che riceviamo per etichette e confezioni perchè sono il frutto della nostra creatività”, spiega Laura che si occupa della parte meno “romantica” dell’azienda – amministrazione e commerciale – e viaggia per l’Europa presentando i vini di Tenuta Benedetta che in soli quattro anni stanno in Belgio, Svizzera, Austria, Hong Kong e a breve in Russia, a Mosca.

Il 2014 è l’anno della prima vendemmia ma “quella che sentiamo veramente nostra è l’annata 2015” con il Sangiovese che si manifesta come “vera rivelazione per profumi e gusto, capacità di adattarsi al terroir traendone tutte le caratteristiche in maniera armonica, senza sbavature. In questo vino sono perfettamente integrate le peculiarità del sangiovese toscano e quelle dell’impronta della terra vulcanica che conferisce mineralità, freschezza e acidità. Vinifichiamo in tini tronco-conici di rovere francese a temperatura controllata; quattro anni di invecchiamento tra passaggio in barriques e tonneaux (14-16 mesi) e bottiglia per i rossi”, spiega Daniele orgoglioso della strada percorsa in sette anni di impegno e un investimento consistente a fronte di una bassa resa in vigna e un lavoro rigorosamente manuale e quasi maniacale tra i filari.

Racconta, fiero, dell’incontro con un importatore di champagne a una manifestazione a Todi e della sua commozione quando ha messo il naso nel calice con Unico di Benedetta, il Sangiovese dell’Etna esclamando: “Mi è successo di commuovermi solo due volte nella vita e questa è una”. Daniele gli regala due bottiglie e qualche mese dopo su Facebook nota un post dell’importatore di champagne che racconta la degustazione alla cieca organizzata con sette amici esperti enologi su tre vini: il pluripremiato Sassicaia 2015, un Barone di Serramarrocco (vino siciliano) 2015 e Unico di Benedetta 2015: “Sei su sette degustatori hanno preferito il nostro. Per noi è stata una bella soddisfazione”.

Benedetta e il suo vino

Dare il nome a un vino significa presentarsi al mondo, alla gente. Significa metterci la faccia. Benedetta ne sente la responsabilità e condivide il progetto di famiglia con l’entusiasmo di una quasi diciottenne (taglierà il grande traguardo il 26 dicembre) che parla quattro lingue, studia al Liceo Linguistico “Francesco Redi” di Arezzo e con Intercultura ha già vissuto dieci mesi in Russia imparando la lingua e alla fine del percorso (anticipato a causa del coronavirus) ha ricevuto il complimento più bello da “mamma Olga”, la signora che l’ha accolta nella sua casa e dagli amici russi: “Benedetta, ora tu sei mezza russa”. Oggi non cambierei le tre vigne con la casa al mare, anche se quel mare mi è rimasto dentro” dice con gli occhi che brillano. “Il fatto di dare il nome al vino mi rende orgogliosa e desiderosa di imparare di più su questo mondo e approfondire la conoscenza delle culture asiatiche prima di proporre i nostri vini. Sto studiando marketing e ci sono sezioni solo per la Cina, per la Corea, per il Giappone perchè ciascun Paese ha visioni diverse e devi conoscerle per poi capire come presentare il tuo prodotto. Ai miei genitori ho sempre detto: in vigna non mi vedrete, perchè è un lavoro faticoso; a me piace occuparmi del settore commerciale, viaggiare, incontrare persone alle quali raccontare la nostra storia. All’inizio di questa impresa identificavo il vino solo con il lavoro in vigna, ma oggi so cosa voglio fare: far conoscere al mondo i nostri vini”.

La nuova impresa

Per ora è top secret. Il lancio è previsto tra un paio di mesi. Si sa solo che Daniele Noli, in partnership con uno dei più grandi produttori di calici, ha ideato “Unico”, un bicchiere dalla forma particolare, pensato per degustare rossi, bianchi e bollicine senza dover schierare sulla tavola “batterie” di calici per ogni tipologia di vino. Ha una forma rotonda ed elegante, come i suoi vini. Un calice Unico che viaggerà con Unico di Benedetta: idea evocativa della filosofia aziendale e commercialmente attraente. Accanto a questo c’è il progetto di un decanter innovativo con un sistema di raffreddamento “imprigionato” tra due boule di vetro. “Siamo agli ultimi ritocchi e sono molto soddisfatto” commenta laconico Daniele rimandando i particolari al lancio ufficiale.

L’ultima sorpresa di questa storia torna ancora a Benedetta e ai suoi occhi di lava

E’ stata lei, quasi diciottenne, a contattare e contrattare in lingua il proprietario di un hotel a cinque stelle in Russia, premiato come migliore sommelier 2019 nel Paese dell’Est: i calici Unico e i vini di Tenuta Benedetta stanno per entrare nell’ex Unione Sovietica. “Ho fatto tutto da sola, è il mio primo traguardo”, esclama Benedetta. A diciassette anni, vivere dieci mesi in un “mondo” lontano non è impresa facile, ma questa è un’altra storia che presto racconterò. Negli occhi di lava c’è la potenza del vulcano e del “mio mare”: Benedetta lo sa ed è pronta a camminare nel mondo.
Lucia

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