I martiri 2020

Li chiamano Fact Checking quelli che per essere più fighi

si ammanigliano ai termini che hanno invaso, anzi occupato, il vocabolario già scassato della nostra amata lingua italiana. Che, a mio giudizio, non ha bisogno di essere farcita ogni due per tre, con espressioni esterofile. Li chiamano Fact Checking (che tradotto dall’inglese significa verifica dei fatti, ma non è meglio in italiano?) e corrono veloci su internet e nei social.
Ne ho beccato uno – o presunto tale – su cui voglio dire la mia: sfondo blu su cui compaiono i seguenti dati scritti in bianco: dal 1 gennaio 2019 al 31 marzo 2019 in Italia morte 185.967 persone; dal 1 gennaio 2020 al 31 marzo 2020, morte 162.000 persone, coronavirus compreso. Boom!

La logica dei numeri in questo caso assomiglia a una macabra danza sopra i corpi

anzi le ceneri, di quasi quattordicimila persone che se ne sono andate in silenzio, da sole, senza aria nei polmoni e in gola, corpi inermi spolverati col disinfettante, nudi, senza un funerale. I numeri non hanno un’anima, le persone sì. Dietro ogni numero c’è un uomo, una donna, una vita.
Trovo intollerabile il tentativo di mettere sullo stesso piano influenza stagionale e coronavirus; è abietto il solo pensiero di stabilire un parallelismo per dire che beh tutto sommato siamo nel “trend” (altra parola molto in voga) e che se non ci scandalizziamo per i morti annuali di influenza, non dovremmo farlo nemmero per i morti di oggi. Quasi come quelli che all’inizio ripetevano come un mantra: macchè, è poco più di un’influenza!

Mentre scrivo, i morti sono quasi quattordicimila ma il conto, putroppo, è veloce e inarrestabile

Mi indigna un pensiero così cinico in un momento tanto drammatico per il mio Paese. Leggendo gli ultimi istanti di vita delle persone che se ne sono andate e lo strazio dei familiari che le hanno descritte, ho sentito che dovevo fare qualcosa, nel mio piccolo.

Sono convinta che ogni persona che se ne va, debba essere celebrata nel ricordo di ciò che ha vissuto, costruito, respirato, condiviso.

Io ho già cominciato a farlo nel mio piccolo raggio d’azione territoriale, ma il senso è lo stesso anche per il tempo che stiamo vivendo e non ha confini: ogni storia è preziosa perchè ogni persona è preziosa. A maggior ragione in questa situazione dove quasi 14mila persone sono morte da sole e in condizioni disumane. Sparite nel nulla, incenerite in tutta fretta in cimiteri lontani da casa.

Ho pensato che sarebbe bello tornare indietro rispetto alla linea della vita che questi martiri – li considero così – hanno oltrepassato e raccontare cosa e come hanno vissuto prima di incontrare il coronavirus. Un viaggio a ritroso per ridare dignità a persone alle quali è stata tolta. Ricostruire la vita di chi ci ha lasciato attraverso i ricordi dei familiari, per custodire la memoria e lasciare traccia ovunque sia possibile, ma anche per far conoscere a tutti chi sono stati. Perchè questi morti, sono i morti di tutti.
Tutto il materiale raccolto, farà parte di un progetto al quale sto lavorando.

Il coronavirus sta decimando una generazione fondamentale per la nostra formazione umana, quella della ricostruzione post-bellica ma sta seminando il suo veleno anche su quelle successive: i martiri hanno il diritto alla memoria e noi, il dovere di farlo.
Lucia

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