Storie di mare e di un pezzo di legno 

Le sorprendenti creazioni di Giorgio Raffaelli raccontano di terre lontane, passioni e libertà

Il mare lo chiama e gli affida i suoi tesori: pezzi di legno che raccontano delle creature del mondo subacqueo. Pesci di ogni forma, come il legno plasmato dalle onde nel lento galleggiare da una costa all’altra su cui restano appiccicate storie, colori, profumi. Pezzi di legno come pezzi di vita a cui ridare vita. Ogni volta è un tuffo nella libertà, senza limiti, nello spazio indefinito di un orizzonte aperto.

Mare, mare e poi ancora mare

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Dagli abissi alla schiuma bianca delle onde sferzate dal vento, la danza dei delfini, gli sbuffi delle balene e dei capidogli che cercano riposo nel triangolo dell’arcipelago toscano tra Capraia, l’Isola d’Elba è la Corsica. Lo chiamano il Santuario dei cetacei ma per Giorgio Raffaelli è il luogo dal quale non vorrebbe mai partire o quello dove ogni volta si affretta a tornare perchè è il luogo della libertà, il luogo in cui il mare è la sua anima: simbiosi perfetta.

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E’ navigando in quel luogo alla scoperta di piccole calette e insenature rocciose accessibili solo con la barca, che Giorgio cerca e raccoglie ciò che il mare fa trovare e gli consegna con un incarico ben preciso: far rivivere in quel pezzo di legno un pezzo di mare e delle sue creature.

Nascono così le opere di Giorgio Raffaelli che di mestiere fa il tecnico radiologo ma coltiva fin da ragazzo una passione profonda per il mare, amore senza tempo. La barca che divide con l’amico di sempre Piero Angori insieme alle avventure marine compreso quella volta che rientrando dalla Corsica furono sorpresi da una tempesta e navigarono in condizioni precarie impiegando oltre dieci ore prima di toccare terra e mettersi in salvo, è il canovaccio sul quale prende forma la storia: ogni volta diversa.

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Con la barca si va alla scoperta di calette, luoghi isolati, non battuti dai turisti dove cerco ciò che il mare deposita. Mi affascina l’idea di restituire nuova vita a pezzi di legno che portano con sé storie lontane e preziose, da custodire”. Il legno plasmato dall’acqua, rosicchiato dalla salsedine, spaccato dall’impeto delle correnti, è la forma originaria sulla quale Giorgio muove le mani: “In ogni pezzo di legno io vedo una creatura del mare, un pesce e comincio a costruirlo con materiali di riciclo, seguendo l’idea che ho in testa”. Ci mette lo zampino anche la passione per la pesca, ma le opere che crea e che in questi giorni sono esposte al Circolo Artistico di Arezzo, sono sorprendenti per tecnica e messaggio. Ogni pesce è un racconto e il pezzo di legno al quale Giorgio aggiunge vecchie cerniere di armadi o cassetti, filo di ferro, parti di reti metalliche e ingranaggi di motore, catene da stalla, una falce, un martello da calzolaio, prese elettriche e candele, perfino il pappagallo da idraulico e il ferro della zampa di un somaro, diventa vivo, parla, si muove, profuma di mare.

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L’odore acre della salsedine “esplode” dallo sbuffo della balena

raffigurato con tre chiodi piegati e arrugginiti. La “regina” del mare si muove lentamente dondolando la coda fatta con un vecchio pennello da imbianchino e mostrando le fauci costruite con una spazzola di ferro dimenticata in qualche cantina o discarica.
Dal pezzo di legno al pesce montato su un pannello, alla cornice che segue l’armonia della creazione: “Per le cornici uso pezzi di pancali, o come nel caso della balena, parti di una vecchia cabina da spiaggia che ho solo lucidato per valorizzare il blu cobalto originario”, spiega Giorgio mentre con le mani accarezza un pezzo di pneumatico trasformato nella pancia di un dentice con sfumature rosa e viola. Aggiunge: “Quando compongo le mie creazioni, assemblando i vari pezzi secondo l’immagine ispirata dal pezzo di legno raccolto sulla spiaggia, cerco di trasmettere un messaggio, l’emozione che provo quando navigo, quando con Piero andiamo a pesca oppure con gli amici a fare escursioni alla scoperta di luoghi ancora integri. E’ quel benessere che respiro e di cui mi nutro che cerco di trasmettere nelle mie opere. L’apprezzamento degli amici è per me motivo di grande soddisfazione”. Ogni tela è destinata alla vendita ma è un’operazione “controllata”, in qualche modo gestita da Giorgio: “Quando vendo un quadro è una grande sofferenza per me perchè mi separo da un oggetto che ho realizzato con grande passione e impegno. Tuttavia, so dove sarà collocato, chi lo custodirà nella sua abitazione e questo lenisce il dispiacere del distacco”.

linkiostrovivo-magazine-toscana-arezzo-mare-pesci-mostra-giorgio-raffaelliDal 2014 ha realizzato una cinquantina di opere, la maggiorparte delle quali acquistate da collezionisti e prima dei pesci, Giorgio ha costruito numerose lampade, sempre coi pezzi di legno restituiti dal mare. C’è un episodio che conserva tra i ricordi più cari in tanti anni di navigazione con gli amici e che rimanda al compito che ogni volta il mare gli consegna: “All’isola d’Elba avevamo raggiunto con la barca una piccola spiaggia isolata. Con gli amici eravamo a caccia di pezzi di legno. Ne trovai uno davvero particolare e abbastanza grande; tutti erano curiosi di vedere cosa sarei stato in grado di tirarci fuori. Ma in quel momento non mi veniva in mente nulla, non riuscivo a indentificare una forma. La cosa divenne oggetto di sfottò; poi una volta tornato a casa, lavorandoci sopra, riuscii a realizzare una delle prime opere vendute: un tonno. E’ stato una sorta di riscatto e mi ha gratificato”.
Giorgio lavora, assembla, taglia, inchioda, lima, appiccica, avvita, piega, nel laboratorio sotto casa, un po’ come faceva Geppetto con Pinocchio. E quando non può navigare, il laboratorio è il suo “mare”, la prua della nave con la quale fende le onde e respira la profondità di spazi senza confini.

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